Alzheimer: la speranza in un vaccino in fase di studio

Alzheimer: la speranza in un vaccino in fase di studio

Molto spesso invecchiando con l’età possono insorgere dei disturbi di vario genere, sia fisico che psichico.

I dati statistici ci parlano ad oggi di 24,2 milioni di persone colpite da demenza senile. La malattia degenerativa che più fa paura è il morbo di Alzheimer. Si tratta di una malattia degenerativa che colpisce il cervello e che porta gradualmente a una perdita irreversibile della memoria accompagnata da una perdita progressiva dell’autonomia. Inizialmente i segnali di questa malattia vengono spesso sottovalutati, ma con il decorso della stessa diventano sempre più evidenti . Il morbo di Alzheimer va a colpire diverse aree del cervello che riguardano la memoria, il pensiero, il linguaggio; con l’aggravarsi della malattia la persona ha difficoltà a compiere le più semplici azioni quotidiane, si trova smarrita fuori ma anche dentro casa, ha difficoltà a camminare, può avere disturbi alimentari, incontinenza, allucinazioni. Ciò che più fa paura è che si tratta di una malattia degenerativa che porta ad una completa perdita di memoria e di autonomia e le cure oggi esistenti possono solo rallentarne l’inevitabile decorso. L’unica speranza risiederebbe in un vaccino a cui stanno lavorando diversi ricercatori, per la precisione gli studiosi della Flinders University di Adelaide in collaborazione con l’Institute of Molecular Medicine e l’University of California. Il vaccino colpirebbe le proteine che danneggiano i neuroni nello stadio iniziale della malattia e nel 2018 dovrebbero iniziare i test sugli umani.

Abbiamo detto di come i sintomi del morbo di Alzheimer vengano spesso sottovalutati, vediamone quindi una breve panoramica per avere un’idea di cosa si tratta:

– Cambiamenti improvvisi d’umore;

– Deficit intellettivo;

– Perdita di memoria a breve termine(spesso il malato si dimentica delle cose più recenti mentre ricorda relativamente bene fatti del passato);

– Difficoltà a compiere semplici calcoli;

– Difficoltà nel ricordare i nomi degli oggetti prima conosciuti;

– Difficoltà di scrittura;

– Disorientamento.

Oggi la ricerca ha dimostrato che ci sono alcuni fattori di rischio che possono essere legati allo sviluppo della malattia come fattori genetici, età e sesso.

Il morbo di Alzaheimer viene inoltre classificato in due sottotipi: Alzheimer precoce e Alzheimer ad insorgenza tardiva.

Per quanto riguarda il primo tipo la malattia inizia a manifestarsi tra i 30 e i 60 anni, per il secondo, quello più comune tra i 60 e i 65.

L’età rimane comunque uno dei fattori più importanti, infatti già dopo i 65 anni il rischio di contrarre la malattia raddoppia ogni cinque anni e questo è legato anche all’insorgere di tutti quei problemi legati all’età e al fisiologico indebolimento dell’organismo.

La ricerca ha dimostrato inoltre che le donne corrono un rischio leggermente superiore rispetto agli uomini di contrarre il morbo di Alzheimer e questo sarebbe dovuto ai cambiamenti ormonali che si manifestano dopo la menopausa.

Abbiamo accennato alla possibilità di un vaccino, questo agirebbe rilasciando degli anticorpi che andrebbero ad attaccare le proteine “malate” trascinandole lontane dal cervello. La cosa fondamentale è la somministrazione del vaccino allo stadio iniziale della malattia.

A tal proposito alcuni ricercatori stanno lavorando sull’individuazione precoce dei soggetti a rischio. In particolare uno studio condotto dal Massachusetts General hospital di Charlestown ha scoperto la possibilità di individuare i soggetti a rischio già a 18 anni di età.

Sembrerebbe inoltre che un particolare “gene della demenza” legato all’Alzheimer potrebbe già essere presente nell’infanzia e influenzare lo sviluppo cognitivo dei bambini piccoli. Questo tipo di ricerche sono importantissime al fine di individuare il più precocemente possibile i soggetti a rischio.

Per quanto riguarda la cura oltre ai farmaci per rallentare il decorso della malattia, da non sottovalutare è la terapia psicologica e psichiatrica al fine di sostenere il paziente e la famiglia lungo tutto il percorso.

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