Come prevenire un attacco ischemico e riconoscerlo quando è già in atto

10 dicembre 2017
Come prevenire un attacco ischemico e riconoscerlo quando è già in atto

Curare la nostra salute dovrebbe essere una sana abitudine volta non solo a vivere una vita migliore ma anche a prevenire tante malattie e disturbi.

Nonostante l’età non sia sempre un fattore dominante per l’insorgere di determinate patologie, è sicuramente nell’anzianità che trovano maggior fertilità alcuni disturbi come ad esempio l’ischemia cerebrale.

Il cervello, come tutti gli altri organi del nostro corpo, va nutrito e il suo funzionamento è assicurato da tutta una serie di meccanismi che garantiscono l’affluire di sangue e sostanze nutritive all’organo stesso.

A volte questo meccanismo si intoppa e una parte piccola o vasta del nostro cervello non riceve più l’ossigeno e l’apporto nutritivo necessario: ci troviamo di fronte ad un evento chiamato ISCHEMIA CEREBRALE.

Una parte del cervello non viene più irrorata di sangue poiché il flusso viene bloccato da un ostacolo, più precisamente dall’ostruzione di un vaso sanguigno che può essere di tipo trombotico o embolico.

Nel primo caso all’interno del vaso sanguigno si forma un coagulo che impedisce il corretto flusso di sangue.

Nel secondo caso l’ostacolo è rappresentato da un embolo, un grumo di sangue che proviene da un’altra parte del corpo e che viene trasportato fino al cervello dal flusso sanguigno.

Queste ischemie cerebrali talvolta hanno una durata molto breve e per questo vengono anche chiamate ATTACCHI ISCHEMICI TRANSITORI (TIA); in questi casi l’evento si risolve entro le 24 ore. Quando invece l’attacco ischemico dura più a lungo può dare origine all’ICTUS che è in grado di causare serissimi danni permanenti al fisico e all’intelletto.

I dati che oggi ci riporta la ricerca parlano di una maggiore incidenza di ischemie cerebrali tra i 65 e gli 80 anni con una maggiore incidenza nei soggetti di sesso maschile.

Ma questi due fattori di rischio non sono gli unici; esistono infatti tutta una serie di variabili che possono portare ad una predisposizione a contrarre questo evento, alcune di tipo genetico, altre legate allo stile di vita seguito. Chi soffre di DIABETE e di IPERTENSIONE ARTERIOSA è sicuramente un soggetto a rischio, ma tra le cause troviamo anche il fumo e l’obesità (e quindi un’alimentazione scorretta e una vita sedentaria).

I medici annoverano tra i fattori di rischio anche la presenza di soggetti in famiglia che abbiano avuto in passato delle ischemie o degli ictus. In realtà va precisato che non si eredita la predisposizione all’ictus, ma la predisposizione alle patologie che possono esserne la causa (come appunto il diabete e l’ipertensione arteriosa). Abbiamo parlato dello stile di vita; alcune ricerche hanno dimostrato che nelle persone anziane la depressione aumenta il rischio di contrarre un’ischemia cerebrale.

Detto ciò è chiaro come gli attacchi ischemici transitori non siano eventi da trascurare ma campanelli d’allarme che ci impongono di prendere i giusti provvedimenti per contrastare l’insorge di lesioni irreparabili.

Vediamo dunque quali sono i SINTOMI principali di un attacco ischemico e quindi come riconoscere se ci troviamo di fronte ad una situazione di emergenza.

Elenchiamo di seguito i principali:

– emianopsia: è la perdita di una delle metà del campo visivo in entrambi gli occhi;

– diplopia: la vista si sdoppia;

– amaurosi: perdita della vista da un occhio;

– perdita della vista da entrambi gli occhi;

– perdita della sensibilità a una o più parti del corpo;

– afasia: è l’impossibilità di parlare;

– disartria: non si è più in grado di articolare correttamente le parole;

– mal di testa non abituali;

– nausea;

– sonnolenza;

– mancanza di coordinamento e di equilibrio.

Ovviamente si tratta dei sintomi principali e quindi di una panoramica non esaustiva (non sarebbe questa la sede corretta) ma sicuramente essere informati su questi fattori può aiutare ad essere più coscienti di ciò che accade al proprio corpo per poter agire in tempo e scongiurare quindi conseguenze irreparabili.

NOTA: il presente articolo non è stato scritto da professionisti; le informazioni sopra riportate sono ricavate perlopiù da fonti web e sono fornite unicamente a scopo indicativo, si declina ogni responsabilità per eventuali errori e/o omissioni.